Complesso conventuale della Santissima Trinità ( Sant’Antonio)
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Sulla confine a confine Nord della città fu edificato nel 1490 il Convento della Santissima Trinità dei Frati missionari osservanti con l’annessa chiesa, già parrocchia dal 1309. I lavori della chiesa, e forse anche del convento, furono ultimati nel 1620 grazie ai sacrifici dei frati e alla generosità del popolo ebolitano. Nella chiesa si venera la miracolosa statua del Santo di Padova. A questa immagine è legato un evento prodigioso accaduto ad un membro della famiglia Marcangione che aveva prestato un ingente somma di denaro al guardiano della chiesa. Questi non potendo estinguere il debito, aveva dato al nobile il consenso di trasferire nella sua abitazione la miracolosa statua. Il Santo non approvò il trasferimento, e, durante la notte, apparve in sogno ai coniugi Marcangione. Atterriti, la mattina successiva, essi riportarono la statua in chiesa e, tradizione vuole, che la statua non sia mai stata rimossa dall’altare dove tuttora si trova. Quest’immagine, infatti, è denominata “Sant’Antonio di penitenza”, mentre un’altra immagine, detta “Sant’Antonio in gloria”, viene portata in processione. Nel 1806 il convento venne occupato dalle truppe francesi e nel 1808 soppresso dalle leggi napoleoniche. Successivamente, nel 1811, fu riaperta la chiesa grazie alle pressanti richieste al Re, del clero e dei cittadini di Eboli. Nel 1818 i padri riaprirono il convento fino alla soppressione definitiva del 1866, quando dal demanio fu ceduto al Comune di Eboli che riservò un’ala ai Pii Padri osservanti perché si occupassero della chiesa. Essi continuarono a prestare la loro opera in campo spirituale e sociale fino al 1908. Il convento intanto fu adibito dal Comune a Convitto, collegio della scuola pratica dell’agricoltura, divenuto poi Istituto Agrario, e successivamente sede del Liceo Artistico “Carlo Levi”. Attualmente ospita il MOA-Museo dell’Operazione Avalance. Il convento di Sant’Antonio, impostato su pianta quadrata, si sviluppa su due livelli. Attraverso un portale situato su Via Sant’Antonio si accede al chiostro, delimitato su quattro lati da un portico coperto con volte a crociera. Nel corso degli anni il chiostro ha subito sostanziali interventi di consolidamento strutturale a causa della costruzione degli ambienti al piano superiore. Fu necessario, infatti, per fronteggiare la depressione in chiave degli archi, riempire con setti di sostegno in muratura gli spazi tra le colonne. Le aggiunte murarie, pur inglobando le colonne, lasciano libera parte dei fusti, delle basi, dei capitelli e di stemmi nobiliari delle famiglie più illustri di Eboli. Dai primi del ‘900, da quando cioè le sale vennero adibite a scuola, il convento è stato oggetto di rilevanti interventi di trasformazione che ne hanno alterato la configurazione architettonica originaria. Lungo il portico, pur tra pesanti manomissioni, si intravedono, in alcune lunette, dipinti che possono essere datati intorno al 1660. Essi dovrebbero sviluppare la vita e i miracoli di Santi legati all’ordine di San Francesco. La chiesa, una delle più grandi di Eboli, è a pianta rettangolare a tre navate. Il portale di ingresso è inserito in un motivo ornamentale di due colonne a mezzo tondo poste su basi in stile dorico sulle quali si imposta un fregio e un timpano triangolare. In corrispondenza dell’ingresso è situata la cantoria su archi con parapetto decorato. La navata centrale, più alta delle laterali, è coperta con volta a botte affrescata. I fianchi della navata sono scandito da arcate a tutto sesto impostate su pilastri a pianta quadrata decorati con le sene e capitelli in stile corinzio. Dopo l’arco trionfale vi è il presbiterio a pianta quadrata con cupola ribassata. Nelle navate laterali, coperte con volte a crociera, sono presenti sei altari per lato, alcuni corredati con lapidi funerarie. Particolare attenzione merita il secondo altare della navata sinistra in marmo policromo con lo stemma della famiglia Pisciotta. Sui pilastri dell’arcata di questa cappella sono frontalmente collocati due cenotafi, il primo con l’effige di Giuseppe e Maria Pisciotta, primicelio di Eboli morto nel 1746, il secondo con quella di Giuseppe e Maria Pisciotta, dottore il legge, morto nel 1731. I due monumenti funebri sono ascrivibili alla prima maturazione del gusto rococò e vicini alle coeve manifatture di Matteo Bottigliero. Al centro del bel pavimento maiolicato, di scuola vietrese, donato dal popolo di Eboli nel 1914, è collocata una lapide funeraria; nella nicchia dell’altare maggiore vi è una figura raffigurante San Pasquale Bajlon. Nel secondo altare della navata destra, dedicato a Sant’Antonio da Padova, è collocata la statua del Santo in penitenza. La chiesa in passato era ricca di opere d’arte. Oggi però l’unica presente è un dipinto del pittore ebolitano Giovanni Luca de Luca datato al 1574. Raffigura la “Vergine col Bambino tra San Pietro, San Paolo e San Girolamo”. La tavola, per quanto rovinata, presenta ancora visibile, in basso, un paesaggio probabilmente identificabile con la città di Eboli e, in primo piano, il complesso monastico di Sant’Antonio. Opera di gran pregio è l’organo in legno policrono, scolpito, del 1768, attribuito a Diego Forte di Sicignano.
Eboli
Piazza Sant'Antonio



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